Margaret

"La buona notizia è che sarò in grado di sentire anche se dovessi arrivare a 100 anni".

Località: Ascot
Tipo di soluzione: Impianto cocleare
Processori: Cochlear Nucleus® 6

Il giorno in cui è stata scattata questa foto, Margaret era molto eccitata perché aveva appena ricevuto un pacco importante.

All'interno vi era una scatoletta che rappresentava un passo avanti nel suo percorso per il recupero dell'udito: un Cochlear Wireless Phone Clip per aiutarla a parlare al telefono.

Fino all'anno scorso, questa signora di 74 anni era obbligata a comunicare con amici e parenti tramite SMS e si consolava con il pensiero di essere stata fortunata a diventare sorda nell'era delle comunicazioni digitali.

In genere, nelle donne dell'età di Margaret la perdita dell'udito è un processo graduale. La perdita di udito legata all'età (nota come presbiacusia) colpisce due terzi della popolazione sopra i 70 anni. Nel caso di Margaret la sordità è arrivata all'improvviso.

Due anni fa fu colpita da un grave attacco di labirintite, un'infiammazione dell'orecchio interno.

"Avevo perso il senso dell'equilibrio e riuscivo a malapena a stare in piedi. Quindi mi sono messa a letto, con un rumore insopportabile all'interno delle orecchie. Il mattino dopo, quando mi sono svegliata, non riuscivo a sentire più niente".

Margaret aveva già sofferto di labirintite alcuni anni prima e l'infiammazione le aveva provocato un'ipoacusia che la costringeva a portare l'apparecchio acustico. In ogni caso, era riuscita a mantenere il lavoro presso uno studio contabile, anche se il suo ruolo prevedeva l'uso frequente del telefono, e poi a 68 anni era andata in pensione.

Dopo l'ultimo attacco i medici le dissero che ormai gli apparecchi acustici non potevano essere di aiuto.

"Mi sentivo isolata, perché non riuscivo a comunicare con nessuno". Non potevo neanche sentire la mia voce, né ascoltare la musica. Quando uscivo non mi divertivo mai e non vedevo l'ora di tornare a casa".

"Quando andavo a fare compere, non capivo quello che mi dicevano le commesse". Le persone possono essere molto maleducate e intolleranti quando sono costrette a ripetere le frasi più volte. Avrei voluto gridare: "il mio udito non sarà perfetto, ma il mio cervello funziona a dovere".

Margaret afferma che la sua vita sarebbe stata intollerabile senza la compagnia dei suoi cani guida: Prince, un Papillon e Bibi, un Maltese. Con i loro latrati e il linguaggio del corpo segnalavano l'arrivo di un visitatore e permettevano a Margaret di capire se qualcuno bussava alla porta o avanzava verso il retro della sua casa di Sunninghill, vicino Ascot. Margaret li portava con sé anche durante le sue passeggiate, perché la facevano sentire più sicura.

"Se qualcuno alle mie spalle si avvicinava troppo, i cani mi avvisavano. Soprattutto Prince, si voltava e iniziava a ringhiare. Senza i cani non mi sarei accorta fino all'ultimo istante e probabilmente mi sarei spaventata a morte. La vita senza di loro sarebbe stata orribile".

Una volta avuta la conferma del danno causato dal virus, l'audiologo di Margaret le fissò una visita al centro impianti del John Radcliffe Hospital per una valutazione.

Fu riconosciuta idonea per un impianto cocleare e inserita nella lista di attesa. L'intervento era previsto dopo sei mesi, ma a seguito di una cancellazione, venne chiamata dopo due sole settimane.

"All'inizio ero abbastanza spaventata e continuavo a immaginarmi cose terribili, pensando che l'intervento veniva eseguito vicino al cervello" ricorda. "Per fortuna il chirurgo mi rassicurò, dicendomi che ogni anno vengono applicati centinaia di impianti cocleari, con una procedura di routine a bassissimo rischio". Le sue parole ebbero un effetto tranquillizzante, perché riponevo molta fiducia nel medico. Pensavo che il ricovero durasse più a lungo, invece il giorno dopo l'operazione fui dimessa".

Margaret si è sottoposta all'intervento nel settembre 2014 e il suo impianto è stato attivato quattro settimane più tardi.

"Quando hanno acceso il dispositivo, ho subito gridato al miracolo! Anche se all'inizio i suoni risultavano sintetici, mi sono abituata molto in fretta. È necessario avere un po' di pazienza. Non posso certo lamentarmi, perché l'impianto ha trasformato la mia vita".

Poiché è stato possibile inserire un solo impianto, l'udito di Margaret non è tornato al 100% e la donna rimane sorda in un orecchio, a causa della labirintite. Per lei è più facile conversare quando si trova viso a viso con l'interlocutore. A volte, si rende conto di parlare a voce troppo alta e si sforza di abbassare il volume. Si tratta di un'abitudine acquisita nel periodo in cui aveva perso quasi completamente l'udito e non riusciva a sentire la propria voce.

In qualche occasione, le è anche capitato di rivivere le esperienze precedenti all'impianto cocleare.

"Qualche giorno fa mi sono dimenticata di accenderlo prima di portare a spasso i cani. Una persona mi si è avvicinata e non riuscivo a capire una sola parola".

Margaret si ritiene fortunata per avere recuperato l'udito alla sua età e, grazie al costante progredire della tecnologia cocleare, ha un vantaggio sui suoi coetanei. "La buona notizia è che sarò in grado di sentire anche se dovessi arrivare a 100 anni".

Per il momento, non vede l'ora di leggere le istruzioni e iniziare a usare il nuovo accessorio Cochlear Wireless Phone Clip per telefonare alle amiche, perché "non si può dire tutto con gli SMS".

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