Pamela

Pamela, 78, è un'insegnante in pensione. Si è sottoposta all'intervento per l'impianto cocleare il 18 gennaio 2016 presso il John Radcliffe Hospital e il dispositivo è stato attivato due settimane più tardi. La causa della sordità è stata una graduale perdita dell'udito, dovuta all'età.

Località: Chesham
Tipo di soluzione: Impianto cocleare
Processori: Cochlear Nucleus® 6

 

"Straordinario!" Questa è stata la prima parola pronunciata da Pamela quando il suo impianto cocleare è stato attivato. "Mi aspettavo di sentire dei suoni, ma non mi sarei mai immaginata di riuscire a distinguere ogni parola", ha aggiunto dopo qualche istante.

La signora settantottenne soffriva di sordità totale da quasi tre anni e aveva utilizzato apparecchi acustici per oltre 20 anni.

Anche se è trascorso solo poco tempo dall'intervento, eseguito il 18 gennaio presso il John Radcliffe Hospital di Oxford, e dall'accensione dell'impianto, avvenuta due settimane più tardi, la vita di Pamela e di suo marito Robin è già cambiata enormemente.

"Già dal primo giorno in cui sono tornata a casa, non ho più avuto bisogno che la gente scrivesse frasi su un foglio per comunicare con me. Questo mi ha dato molta sicurezza e ora sono riesco a intrattenere normali conversazioni con singole persone" ha raccontato Pamela.

Fino a questo momento, Pamela era sempre stata obbligata a portare nella borsa una penna e un taccuino per comunicare con il marito e gli amici. Nel suo paese, Chesham, la figlia le aveva insegnato l'alfabeto dei segni, mentre il figlio utilizzava un programma di riconoscimento vocale dell'iPad per convertire le parole in testi e permettere alla madre di partecipare alle conversazioni.

"Eccezionale... Questa è la prima parola che mi viene in mente" ha dichiarato Robin, parlando dell'impianto cocleare della moglie. "Possiamo nuovamente conversare in modo normale, un piacere che avevamo quasi dimenticato". Da sempre appassionata di ornitologia, Pamela capì di avere problemi di udito quando, mentre osservava un'allodola si accorse che non riusciva a sentirne il canto. All'epoca aveva circa 40 anni ma l'ipoacusia non le impediva di svolgere il suo lavoro di insegnante di educazione fisica e biologia.

Solo alla soglia dei 50 anni si rese conto che non riusciva più a sentire le note alte.

"All'improvviso, mi accorsi che non sentivo il ticchettio dell'orologio, quindi andai dal medico di base per una visita e mi venne prescritto un apparecchio acustico", ricorda Pamela. "Tuttavia, la situazione non migliorò, perché a quel tempo gli apparecchi acustici non erano in grado di percepire le note alte, ma si limitavano ad amplificare i suoni che potevo già udire normalmente. Il risultato era che ogni volta che qualcuno appoggiava una tazza sul tavolo il rumore mi faceva balzare dalla sedia".

Successivamente Pamela passò a utilizzare apparecchi digitali, ottenendo qualche risultato, tuttavia il suo udito continuava gradualmente a peggiorare.

Cinque anni fa si recò dal suo audiologo di fiducia che ammise che il suo disturbo aveva raggiunto un livello tale da non poter essere più corretto con l'uso di apparecchi acustici. Pamela non si fece abbattere dalla notizia e continuò a svolgere le sue attività preferite, come giocare a tennis presso il circolo locale e andare in chiesa, ma cercò anche di adattarsi alla sua nuova condizione.

"Cercavo di mantenere un atteggiamento positivo e devo dire che sono stata molto aiutata dalla famiglia, dagli amici del tennis, della parrocchia e da tutti gli altri che erano pazientemente disposti a scrivere su un foglio le cose che mi volevano comunicare. Mi sentivo fortunata per avere ancora la possibilità di giocare a tennis e fare passeggiate in campagna. "Purtroppo ho dovuto lasciare la carica di capitano della squadra di tennis, perché non ero più in grado di telefonare ai vari soci per organizzare le partite. Inoltre, continuavo ad andare in chiesa regolarmente, perché mi piace l'ambiente, ma non riuscivo più ad ascoltare la musica né a capire i sermoni".

Dopo 18 mesi dalla visita con l'audiologo, Pamela era completamente sorda. Come sempre, non si perse d'animo e tornò dal suo medico per programmare un intervento al John Radcliffe.

Fu riconosciuta come una buona candidata per un impianto cocleare e l'operazione fu fissata per l'agosto 2015, ma dovette essere rimandata a causa di un'aritmia rilevata durante l'elettrocardiogramma di routine. Una serie di esami più approfonditi mostrarono che il cuore era a posto e Pamela è convinta che si sia trattato di un caso di sindrome da camice bianco, perché l'idea dell'intervento le causava molta ansia.

"Non ero mai stata in ospedale prima ed ero comprensibilmente preoccupata, ma se dovessi ripetere l'intervento oggi non avrei nessuna paura. Tutto il personale del John Radcliffe è stato estremamente efficiente".

Sono trascorse alcune settimane dall'attivazione dell'impianto e Pamela è ancora sbalordita dalla qualità del suo udito.

"Prima dell'operazione mi dicevo che con un po' di fortuna sarei riuscita a sentire di nuovo qualche suono. Non mi sarei mai aspettata di tornare a riconoscere le parole e, di sicuro, non mi aspettavo di ottenere questo risultato in così poco tempo".

I rumori sono diversi da come lei li ricordava e a volte risultano quasi "sintetici". Ad esempio, il suono dell'acqua versata in una tazza è simile a un sonaglio, mentre un giornale spiegazzato le ricorda il rumore delle unghie grattate su una lima. In effetti, ci sono volte in cui Pamela si sente stordita da tutti i suoni che la circondano e ha la necessità di "ridurre l'impatto sonoro". Per lasciare riposare il cervello, continua a guardare la televisione con i sottotitoli. Tuttavia, quando non è troppo stanca, Pamela prova a capire cosa viene detto, ricorrendo ai sottotitoli per colmare le lacune nel discorso. "Di solito riesco a capire le persone che parlano con una buona dizione".

Subito dopo l'attivazione del dispositivo, è riuscita a intrattenere una conversazione di due ore con il figlio.

"Finalmente, non ha dovuto parlare tramite il computer. È stato davvero bello, perché non ci parlavamo in modo così naturale da più di tre anni".

Una settimana dopo l'attivazione, Pamela è passata alla chiesa per salutare gli amici.

"Potevo sentire l'organo e la gente che pregava e sono addirittura riuscita a cantare con gli altri. È stato meraviglioso".

Ora Pamela non vede l'ora che il tempo migliori, per tornare a giocare a tennis. "Penso che non indosserò il processore durante le partite, perché mi piace scendere a rete e fare le volée e avrei sempre paura di farlo cadere. Però mi entusiasma l'idea di un buon te con gli amici dopo l'incontro, perché so che potrò partecipare alla conversazione".

Pamela afferma di sentirsi di fare nuovamente "parte del mondo". Ora che il suo udito sta migliorando, spera di riuscire a sentire nuovamente il canto degli uccelli.

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